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Prevenzione e cura per gli anziani

prof. Marcello Negri

Gli anziani in Italia sono 16 milioni: il 21,4% dei cittadini supera i 65 anni e il 6,4% gli 80, per cui gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibili per il 2030, deliberati dall’ONU, ci riguardano da vicino. Come presenza di anziani, siamo secondi nel mondo solo al Giappone. Un primato in Europa che deve essere anche uno stimolo a migliorare le condizioni di questa fascia della popolazione, favorendo il mantenimento nella società non solo di chi è in buona salute, ma anche di chi non è autosufficiente, in pratica avendo sempre come fine il welfare dei cittadini.

La commissione dell’ONU

Vignetta di Pierpaolo Perazzolli EDYPerazz

La Commissione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (1), formata da esperti provenienti da 70 Paesi, che più volte si sono riuniti negli ultimi anni, nel giugno scorso ha reso noti gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibili per il 2030, cioè 17 obiettivi che gli Stati aderenti all’ONU saranno chiamati a raggiungere nei prossimi 15 anni. Il terzo obiettivo  invita a  “garantire una vita sana e a promuovere il benessere per tutte le età”. A questo fine, il punto 3.4 stabilisce che la “prematura mortalità da malattie non infettive dovrebbe essere ridotta di un terzo con la prevenzione e la terapia. Questo obiettivo è davvero sostenibile e include persone di tutte le età”. Sembrerebbe tutto a posto e il riferimento alla prevenzione e cura parrebbe valere anche per gli anziani.

La reazione

Invece, il testo ha suscitato vivaci prese di posizione in Gran Bretagna dove l’argomento è stato affrontato anche dalla Camera dei Lord e dalla stampa (The Guardian); alfiere della protesta la prestigiosa rivista The Lancet che si era già mossa in anticipo, nel gennaio 2015. Infatti, O. Norheim et Al. (2) avevano dimostrato che la “prematura mortalità” implica per la “prevenzione e terapia” il limite dei 70 anni di età con esclusione, cioè, degli ultrasettantenni. Successivamente, altri autori (3) hanno criticato pesantemente l’Obiettivo: “un’analisi valida, ma non etica; il concetto di mortalità prematura ha il potenziale di minare il grande, fondamentale principio della salute come diritto universale per tutti… Con questo limite gli anziani vengono discriminati da un obiettivo non etico ingiustificato, mancante di una validità scientifica, e divengono cittadini di seconda classe”. Si è mosso anche il British Medical Journal: A. Gulland (4) facemdo riferimento al recente Global report on ageing and health del WHO, che evidenzia la riduzione della spesa sanitaria per persona dopo i 75 anni in alcuni Stati ad alto reddito, ha sostenuto che l’anziano non è un peso.

Conclusioni

Di recente, sempre su The Lancet, Strandberg et Al. (4) – dopo un’ampia revisione critica del testo della commissione dell’ONU – hanno riconosciuto che la prevenzione e cura ad esempio del cancro, dell’ipertensione, del diabete, delle malattie cardiovascolari “ci porterà ad avere anziani più sani in futuro rispetto ad ora”, ma hanno ammonito: “nello stesso tempo, noi abbiamo bisogno della geriatria per aumentare il numero degli ultrasettantenni che hanno malattie croniche… la prevenzione e cura per gli anziani è un problema di diritti umani… in quanto dà più vita agli anni vissuti”. Potrebbe trattarsi di un’apertura. Infatti, non c’è dubbio che è importante aumentare gli sforzi nella prevenzione e cura sotto i 70 anni di età; che, poi, non si debba togliere alcunché alla prevenzione e cura negli ultrasettantenni, negli Obiettivi non è menzionato, ma neanche negato; a mio avviso, è verosimile che nel testo della commissione sia dato per scontato.

Probabilmente, proprio in questa ottica il Summit delle Nazioni Unite (New York 25-27 settembre 2015), presenti 150 leader mondiali, ha approvato il documento preparato dalla commissione, garantendo agli stati membri il supporto dell’Organizzazione per il raggiungimento degli Obiettivi.

In ogni caso, siamo ben lontani da quanto avveniva in una piccola isola dell’antica Grecia:

“                                                … il tempo,

che viene scalzo, all’uno e all’altro è giunto

della cicuta; come è patria legge:

– chi non può bene, male in Ceo non viva – “ (6).

 

Bibliografia

  1. United Nations.  Sustainable Development Goals for 2030.

https://sustainabledevelopment.un.org/sdgsproposal.html. (accessed June 17, 2015).

  1. O F Norheim et Al. Avoiding 40% of the premature deaths in each country, 2010-2030:

       review of national mortality trends to help quantify the UN Sustainable Development Goal

       for health. Lancet 2015, 385, 239.

  1. P Lloyd-Sherlock et Al. A premature mortality target for the SDG for health is ageist. Lancet 2015, 385, 2147.
  1. A Gulland. Older people are not a burden says WHO. Brit Med J 2015, 351: H5272
  2. T Strandberg et Al. Against age discrimination. Lancet 2015, 386, 337.
  3. G  Pascoli. Poemi conviviali. I vecchi di Ceo. I due atleti. Zanichelli, Bologna 1905.

La vignetta di Pierpaolo Perrazzolli EDYPerazz è tratta da un catagolo di 60 vignette dal titolo “Verso la terza età – Per invecchiare bene in Trentino”, per maggiori informazioni www.edydesign.com

 

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